Le Torri

Giro delle Torri

da ” Il Borgo Fortificato di Vico nel Lazio “di Natale Tomei

A Porta a Monte si conclude la visita del “contenuto”storico e urbanistico di Vico, ma se ne inizia un’altra che obbliga a un esame attento del suo contenitore: una piacevolissima passeggiata che, in circa 50 minuti, si snoda lungo il suo perimetro esterno, di m. 950, rit­mati da 25 torri rettangolari. Precisiamo subito che le mura nascono sulla base di progetti studiati nel dettaglio e secon­do criteri.  Non nascono a caso. Il circuito murario è stato costruito con un intento difensivo ben pre­ciso e in un arco di tempo non molto ampio. Dall’analisi estimativa della lavorazione e dei tempi necessari alla costruzione di un metro cubo di muro la cinta muraria potrebbe essere stata ultimata, secondo tali calcoli, entro circa due anni e mezzo.  Si cammina in pratica dove, un tempo, massi affioranti impedivano il passaggio non solo ai pedoni e dove, come attestano vari documenti, venivano stipulati patti importanti tra le comunità vicine.Le mura castellane, di Vico, è bene riproporlo, sono catalogate come “beni monumentali di notevole interesse artistico e storico” secondo la Legge 1.6.1939, n. 1089, modificata con la leg­ge 1 marzo 1975, n. 44, concernente “Tutela delle cose di interesse artistico o storico”, ma anche edificatori perfettamente rispondenti alle caratteristiche topografiche del borgo.

‘…beni di primaria importanza regionale dal punto di vista turistico e urbanistico” giusta legge regione Lazio, 19 settembre 1983, n. 68. Inoltre le mura stesse ed i torrioni che cingono l’abitato, risultano inseriti nella Tabella B dell’elenco della Legge regionale 68 / 83.

Nella carta delle classificazioni delle aree ai fini della tutela paesi­stica il centro storico di Vico nel Lazio risulta come “area di tutela specifica”. L’itinerario consente anzitutto di cogliere bene la forma ovata del circuito murario che si adegua alla forma tondeggiante della collina, 721 m.s.l.m., seguendo con approssimazione stiracchiata una stessa curva di livello. L’estensione delle mura era dovuta alla necessità di abbracciare l’intero dorso della collina. La tessitura del paramento murario presenta, organizzate in filari rettangolari, pietre squadrate di circa 30, 40 cm. ancora maggiori e meglio lavorate nei tratti degli angoli delle torri. Le torri, a pianta quadrata sono “scudate” ossia prive del lato verso l’interno; hanno perso quasi ovunque, ove presenti, le pro­tezioni superiori tetti, solai, volte, soggette agli attacchi degli eventi atmosferici; esse sono distribuite a intervalli irregolari di m. 9.00 e di m. 50.70. Da ricordare come la distanza canonica do­ veva aggirarsi tra i m. 30.00 e i 60.00; lunghezza che corri­spondeva alla portata di ar­chi e balestre manovrate dai difensori che effettuavano il tiro di fiancheggiamento, favorito dall’aggetto delle torri e che le torri stesse poi dovevano essere alte oltre i m. 10.00, cioè dovevano su­perare la misura di due scale sovrapposte.

Porta a Monte

Le mura hanno uno spessore di cm. 100/120 alla base e di circa cm. 60 in sommità. Durante la passeggiata ci tro­viamo un po’ nella condizio­ne visiva degli assedianti.Invitiamo i lettori e quelli che avranno modo di visitare le torri a seguirci per un per­corso storico-urbanistico. Dopo tutto quanto è stato esposto in relazione alla tipologia delle torri, alla lavorazione della pietra e alla sua posa in opera, si può far risalire la costruzione della cinta difensiva di Vico nel Lazio al XII-XIII secolo. Iniziamo l’illustrazione dalla torre a destra della Porta a Monte, e percorriamo il circuito murario in senso antiorario. Per motivo di praticità daremo un numero ad ognuna delle torri, notando che la prima di esse è costituita dalla torre Porta a Monte.

TORRE n. 2. E’ alta m. 12.55, con tre merli frontali e due laterali posteriori. Ha una base di m. 6.10 e sporge dalle mura, con le quali rimane collegata, di m.1.50; ha il lato sinistro restaurato per interventi della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali. L’anno 1914, scolpito nella grossa pietra rettangolare della torre lo indica chiaramente. La parte posteriore risulta vuota, ma doveva pur essa avere ballatoio, scale varie in legno e camere di manovra per essere essa quella più a contatto con la torre-Porta a Monte.

TORRE n. 3. In realtà sono due con i salienti orientati su due versanti. Sono alte m. 13.00; la prima ha una base di m. 7.10, la seconda di m. 5.60. Quattro merli rettangolari frontali la prima, forse ugualmente quattro la seconda, ma oggi se ne ammirano solamente due. A pochi metri di distanza dalla torre sono visibili nelle mura tre prese d’aria rotonde ricavate da altrettante pietre e impiegate per aerare e dare luce agli ambienti interni.

TORRE n. 4. E’ molto alta: misura m. 13.20, con una base di lato di m. 5.65; tre merli frontali e due laterali posteriori. La finestrella centrale conserva stipiti ben visibili e dà l’impressio­ne di essere stata una bifora.

TORRE n. 5. E’ tra le torri più strette; misura infatti solo m. 3.50 alla base; l’altezza, invece, rientra nella media: m. 12.80 sulla linea dei merli (due frontali e due laterali-posteriori).

TORRE n. 6. E’ una torre senza i tre merli e al loro posto troneggiano tre cilindri di pietra sorreggenti altrettanto grosse pal­le di pietra e così, alternativamente, con i merli rettangolari lungo un tratto di muro di circa m. 17.00.

TORRE n. 7. Questa torre, purtroppo, per ragioni ben visibili, ha perduto i merli: è alta m. 12.50 e alla base misura m. 4.00 di lato.

TORRE n. 8. La torre presenta freschi la­vori di restauro nella parte posteriore sini­stra; misura m. 12.00 in altezza e m. 4.00 alla base; tre merli frontali restaurati e due laterali – posteriori la inghirlandano mae­stosamente. Alla base sono visibili banchi di roccia su cui è stata costruita.

TORRE n. 9. E’ Porta a Valle: planimetria a Q=694,65. E’ stata costruita con lo stesso criterio tecnico e gli stessi accorgimenti urbanistici di Porta a Monte. E’ alta m. 12.16 e larga, alle fondamenta, m. 9.25 di cui m. 3.00 per la porta vera e sporge dalle mura per m. 2.00 dal lato destro e per m. 1.25 dal lato sinistro. Esternamente presenta un bellissimo arco ogivale, alto m. 6.10, sormontato da una finestrella con stipiti sagomati, dalla quale si poteva avere un ampio angolo di osserva­zione. Conserva due merli dimessi e un coronamento bisognoso di ripristino totale, ma la muratura a cortina è degna di nota. Nella parete di destra del primo androne, tra le due porte, una ogivale e l’altra di stile ro­manico, lungo m. 2.00, si Porta Guarcinoosservano ancora frammenti di affreschi di soggetto sacro della stessa epoca (XIII secolo). Le pareti così risultano decorate con intonaci finemente affrescati con motivi geometrici e vegetali, se­condo un uso che risale al XIV secolo. In alcuni statuti di città si legge l’obbligatorietà di dipingere sulla porta della città o la Vergine o altri santi e si precisa l’utilità della posizione in tutte le porte, cioè nel luogo di massimo transito, “ut ipsis a transeuntibus laudes inferantur” (sicché i passanti molti­plichino le loro giaculatorie”). C’è da osservare ancora che tra l’arco di stile romanico e il terzo, sempre di stile romanico, esiste uno spazio lungo m. 2.70: un se­condo androne con volta di muro romano in opus coementicium: costituiva una ulteriore difesa in caso di un primo e di un secon­do successo del nemico. Il quinto arco è costruito con pietre ben levigate e conserva una chiave di volta non più in linea con la figura dello stesso arco. La porta di stile romanico conserva ottimamente stipiti e architra­ve monoblocco perfettamente sagomati e scalpellati. Si osservano pure una a destra e una a sinistra, due pietre aggettanti e con fori rotondi, a circa m. 2.00 di altezza, per il gioco della porta di legno quando si chiudeva e si apriva a mo’ di moderna cerniera. Nei riguardi delle altre due porte-torri, questa ha la caratteristica di essere più profonda e, per via dei cinque archi e i quattro pos­sibili sbarramenti con porte e travi, indicati dai fori, a destra e a sinistra, ancora presenti nelle due pareti, più protetta, forse a causa della mancata vera protezione delle due torri a sostegno difensivo sui fianchi. La caditoia o piombatoio è visibile, ma ostruita dal pavimento della abitazione soprastante e non in asse rispetto al centro della porta, che potrebbe far pensare ad una seconda casermetta-allog­gio per il riposo degli uomini di guardia. Nel saliente della torre di destra, ad una certa altezza sono ancora ben visibili agiamenti che né il tempo né gli uomini sono riusciti a cancellare. Una particolarità che va rilevata perché significativa: la Torre-porta non contiene la cornice di pietra come elemento decorativo sugli stipiti. Nelle immediate vicinanze di Porta a Valle, precisamente a circa m. 20.00 più sotto, troviamo un arco, chiamato dai residenti di Sant’Andrea o “Romano” di cui rimangono solo i piedritti e l’ar­co. E’ interessante notare le evidenti affinità con l’arco di Porta Orticelli che andremo a vedere: stesso numero di conci, stesse mi­sure, stesse cornici di pietra, stesso simbolo sul concio in chiave: triangolo equilatero col vertice rivolto in basso. Le misure del triangolo, in rilievo, nell’arco sono cm. 20x20x20. Al mitico poligono i Greci antichi attribuivano la funzione di essere la matrice, la sorgente, la fecondità universale, il principio gene­ratore. La triplice natura dell’universo: cielo, terra, uomo; padre, madre, bambino; il numero mistico tre. Non credo che l’arco possa farsi risalire al periodo ernico. Po­trebbe essere stato invece un antico ingresso della “città” prima dell’impianto attuale. Di notevole, inserita nelle bozze lapidee, purtroppo maltrattate, tra le due torri n. 10 e n. 11, una arciera compare a far bella mostra di sé.

TORRE n. 10. Si trova immersa in abitazioni. E’ alta m. 10.20 e misura alla base m. 4.00. Quasi sul piano terra sporge di soli cm. 30 e di m. 1.70 nella parte superiore. Conserva tre merli frontali e due laterali-posteriori.

TORRE n. 11. E’ una bella torre: si conserva bene e misura m. 12.50 in altezza e m. 3.85 in larghezza; in buono stato i tre merli frontali.

TORRE n. 12. E’ la torre che conserva rovinato un ballatoio in muratura per contenere le sentinelle di guardia a Porta a Valle. E’ alta m. 13.00 e ha una base di m. 3.50; sporge dalle mura di m. 2.00 dal lato sinistra e m. 1.90 dal lato destro.

TORRE n. 13. E’ una delle torri più alte: misura, infatti, m. 13.50 in altezza e m. 4.60 alla base. Vi è incastonata una nicchia con la statua di S. Domenico di Sora, di casa a Vico ai primi anni del Mille. Alcuni segni sui sassi si vuole fatti da S. Domenico per ripararsi dalle offese di una donna di malaffare.

TORRE n. 14. E’ alta m. 13.80 e larga m. 4.00; sporge m. 1.40 dal lato sinistro e m. 1.70 da quello di destra. Il merlo di sinistra, più grande degli altri conserva una saettiera. E’ questa la torre più alta.

TORRE n. 15. E’ la sentinella di sinistra della torre-Porta Orticelli. E’ alta m. 11.50 e larga m. 4.00, con tre merli frontali e due laterali posteriori. Ancora notevole la feritoia rimasta a ricordarci la sua funzione nelle mura, nelle immediate vicinanze della grande Porta.

TORRE n. 16. E’ Porta Orticelli. Planimetria a Q=681,16.

Porta OrticelliLa torre ha un’altezza di m. 11.80, sei merli rettangolari, quattro frontali e due laterali po­steriori. La base, compreso il vuoto della porta, è di m. 6.33 e sporge esternamente per una lunghezza di m. 1.40 dal lato sinistro e di m. 1.65 dal lato destro. Strutturalmente ripete lo stile architettonico delle altre grandi porte (Porta a Monte e Porta a Valle) con una diffe­renza assai notevole, che occorre chiarire: l’arco della porta è a tutto sesto e non di “gotico stile”, come si sostiene. E’ alto m. 3.10 e sulla pietra della chiave di volta presenta, scolpito un triangolo equilatero in rilievo con il vertice rivolto verso terra, ha un’apertura di m. 2.40 e uno spessore di cm. 40. A circa due metri di altezza, una bella cornice di pietra, in rilievo, abbellisce oltremodo la possente torre, che mostra saettiere, una lavorata finestrella e, quasi a contatto con i merli, pietre aggettanti con fori rotondi per il sostegno delle torce e delle bandiere. Come Porta a Monte ha la protezione di due torri, una a destra e una a sinistra, chiaramente per scopi di strategia difensiva.

Nella parte interna non si nota il ballatoio, che doveva essere di legno e, anche in questa torre, a due e tre piani.In questa porta si registra la quota più bassa di tutto l’anello mu­rario: solo m. 685.24 s.l.m.. Le pietre, ottimamente squadrate, con­servano un colore che si avvicina molto al rosa. Per la sua buona conservazione è riportata spesso nelle riviste specializzate.A destra delle mura della torre è visibile una bella feritoia a chiave, stretta apertura nel muro, attraverso la quale il difensore poteva lanciare frecce o proiettili contro gli invasori. E nelle im­mediate vicinanze, quasi a contatto di gomito, un’altra arciera a ricordarci i pericoli corsi nella difesa della porta.

TORRE n. 17. Ha la stessa altezza della sentinella di sinistra: m. 11.50, ma misura cm. 75 in più di larghezza, cioè m. 4.75.

TORRE n. 18. Anche questa torre è alta m. 11.50, mentre la lar­ghezza è di m. 3.75. Buono lo stato di conservazione.

TORRE n. 19. E’ questa una torre possente: tre merli frontali, mu­niti di feritoie per l’osservazione, e due laterali-posteriori (somi­glia a Porta a Monte e a Porta Orticelli). Misura in altezza m. 13.00 ed è larga m. 5.50. E’ in ottimo stato di conservazione. Era la torre a presidio della Portella.

La Portella è la quarta porta del castrum. Risulta murata certa­mente per ragioni di sicurezza e prima dei rilievi effettuati dal Catasto Gregoriano. E’ in posizione simmetrica rispetto a Porta a Valle ed è totalmente sconosciuta non solo a quanti, pochi per la verità, hanno scritto su Vico, ma pure alla quasi totalità dei Vicani. Essa invece era ben conosciuta nell’antichità e veniva ri­portata come toponimo negli atti notarili per individuare luoghi e terreni. Vico nel Lazio in P. Toubert, Les structures du Latium médièval. Le Latium meridional et la Sabine du IX siécle à la fin du XHA siécle, Rome 1973, pag. 215, nota 2: Orti e frutteti vengono segnalati (1329) “ad portellam vecclam” di Vico (Trisulti, doc. non catalogato del 14 marzo 1329): “portella vecchia” perché? Era per caso rimasta solo un ricordo, dopo la costruzione di nuove mura e nuove porte? Oppure…

Ha un’apertura di m. 1.40 e un’altezza di m. 2.80. Possente ar­chitrave monolitico di pietra calcarea, è il tipico architrave delle antiche porte di Vico di stile pre-gotico; gli stipiti, a blocchi so­vrapposti sono lavorati mentre mancano gli elementi di contatto con il piano terra. La porta si trova tra la torre n. 19 e la n. 20 e doveva aver funzioni sussidiarie, di secondaria importanza, che, oggigiorno, sono assolte dall’apertura della “Bucia”: collegare Vico con il suo territorio posto a sud.

TORRE n. 20. E’ un’altra torre deturpata. La casa, sul fianco destro, la supera in altezza. Senza merli, misura m. 9.20 in altezza e m. 3.60 in larghezza.

TORRE n. 21. E’ la torre più piccola: misura solo m. 8.70 in altezza e m. 2.70 in larghezza.

TORRE n. 22. E’ alta m. 11.00 e larga m. 5.30. E’ in ottimo stato di conservazione.

TORRE n. 23. Sopporta la casa costruita sul suo fianco destro. E’ alta m. 12.30 e larga m. 3.60.

TORRE n. 24. Misura m. 12.40 in altezza e m. 3.65 in larghezza. E’ stata costruita sul banco di roccia affiorante a livello stradale.

TORRE n. 25. E’ la torre di sinistra della Porta a Monte. Misura m. 11.20 in altezza e m. 4.75 in larghezza.

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